“Babyloss awareness day” comprendere e conoscere un lutto silenzioso

“Ancora lì che ci pensi?”.”Per fortuna sei giovane, vedrai che ne farai altri dieci.” “Meglio adesso che dopo”. “Sono cose che capitano”. “Sì vede che doveva andare così”.”Fanne subito un altro così ti passa”…. E via di pacche sulle spalle, di frasi di incoraggiamento che tutto fanno tranne che aiutare a stare meglio, sorrisi e sdrammatizzazioni inutili e non richieste. Perché la verità è che la maggior parte della gente non capisce. Non sa come ci si sente. Non può saperlo. E allora butta lì frasi apparentemente innocue che “Noi” ricorderemo per sempre. Perché fa male il dolore che si prova ma forse, a volte, fa anche più male sentire che questo dolore gli altri non lo capiscono, quando va bene, e il più delle volte lo sminuiscono o lo evitano. Perché il dolore è brutto, se poi riguarda un bambino che non hai mai visto perché prendersi la briga di provarlo? Di dividerlo con la persona che lo sta provando?

 Ecco cosa succede alla maggior parte delle donne che perdono il proprio bambino durante la gravidanza o alla nascita. Donne che vivono un lutto, vero, profondo, nascosto, spesso incompreso. Un lutto che lascia cicatrici che non si rimarginano. Lascia madri che non importa quanti bambini splendidi avranno urlanti per casa, sentiranno sempre il silenzio assordante di quelli a casa mai portati, o restati. Lascia vuoti, silenzi, paure che si riversano sui figli avuti dopo. Lascia coppie che non riescono più a ritrovarsi. Lascia corpi crudeli, che ricordano nelle forme, negli ormoni, in ogni cellula, quello che hanno accolto per mesi facendo vivere quell’esperienza incredibile e fantastica che è la maternità. Lascia orologi del cuore che non si fermano, e contano settimane di gravidanze interrotte, compleanni mai festeggiati, primi giorni di scuola che “se fosse stato, oggi sarebbe stato”. Lascia occhi che non hanno visto e avrebbero voluto, anche solo un istante avere un piccolo volto da ricordare, e occhi che hanno visto e ricordano continuamente quel piccolo volto.

 Questo lutto è così. Sta lì in silenzio. Certi giorni in disparte. Altri basta un dettaglio, un profumo, una frase, un incontro, ed esplode con tutta la sua potenza che ti fa capire che NO, non ti passerà mai. E NO, non ti deve neanche passare. Perché quei bimbi ci sono stati, anche se per poco, e l’essere madre di un figlio è una cosa che NO, non basta smettere di pensarci che poi passa.

Scrivo all’una di notte mentre Marta e Francesco dormono. Ma non posso non dare il mio piccolo contributo affinché sul lutto perinatale ci sia più consapelezza. Lo devo a me stessa, lo devo ai loro due fratellini che a casa con noi non ci sono mai arrivati. Non posso restare in silenzio, proprio io che spesso dal silenzio delle persone che sanno, resto ferita, proprio oggi che è la giornata della consapevolezza sul lutto perinatale. E allora spero che queste poche righe, scritte di getto, possano aiutare, anche solo un pò, le mamme a cui è successo a sentirsi capite, e coloro che stanno vicini alle mamme a cui è successo a cercare di capirle. Un grazie speciale a Ciaolapo (www.ciaolapo.it) per le tante iniziative che organizza e per tutto quello che fa, e ha fatto. 

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