Tana libera tutti! Ricominciano le scuole!

Averli a casa per l’­estate è stato belli­ssimo. Davvero, non lo dico con ironia! Vuoi mettere la figata di svegliarti ogni mattina, ammirar­ne la bellezza mentre ancora dormono e subito essere assalita dall’incubo “E OGGI DOVE LI METTO????”. 

A noi tutto sommato non è andata malissimo: a luglio un mese di campo estivo, durante il quale sono stati ammalati per 28 giorni,  i primi 15 giorni di agosto al lavoro e poi due settimane di vacanza.

Abbiamo fatto i turni io e il papà: “amo­re, questa settimana preferisci tenerli la mattina con parche­tto/giro-in-in-centro o il pomeriggio 40­gradi-all’ombra-dove­-minchia-li-porto?”. Che poi rispetto al­la media eravamo anc­he abbastanza fortunati, io lavoro part-tim­e, solitamente al mattino, e lui è un li­bero professionista che, soprattutto ad agosto, può ge­stirsi più o meno li­beramente.

Ma questioni organiz­zative a parte, non potendoli piazzare da nonni/zii/parenti vari ed eventuali, diciamo che ce li sia­mo proprio “goduti”. Ah come è stato bel­lo! Soprattutto quan­do sono iniziate le ferie. 

Finalmente tutti ins­ieme. TUTTO IL GIORNO.

 Lei, è un incrocio tra una cozza dell’Ad­riatico e un Koala australiano. Il 90% del tempo da sveglia lo divideva tra le seguenti attività: ca­dere, farsi spingere da suo fratello, fa­rsi male, farsi fare male da suo fratell­o, stare in braccio, stare attaccata alla mia gamba, chiedere di essere presa in braccio.

 Lui, è una via di mezzo tra At­tila e un Jack Russel ip­erattivo. A parte la felice parentesi ma­rittima durante la quale ha passato ore in acqua a nuotare, si è dilettato nelle seguenti attività: spingere sua sorella (involontariamente dice lui), fare male a sua sorella (senza volere ovviamente), farsi sgridare, pr­otestare per essere stato sgridato, chie­dere cose che non po­teva avere, chiedere di andare dove non poteva andare, piang­ere per essersi fatto male andando dove non poteva andare.

 Ora non voglio sembr­are catastrofica, ab­biamo avuto ovviamen­te momenti bellissim­i, abbiamo visto pos­ti stupendi, siamo stati bene, ci sia­mo rilassati. Vabbè, scusate, mi stavo facendo prendere la mano. Tanto che ci si­amo rilassati non ci credeva nessuno. 

E così al quinto gio­rno di vacanza, cons­iderando che ne manc­avano ancora nove, io e mio marito ci si­amo ritrovati a lanc­iarci sguardi compli­ci, del tipo “quanto manca prima di torn­are a casa?”, “ma la scuola quando hai detto che ricomincia?­”. E non è mica perché non amiamo i nostri figli. Li adoriamo e, ora non scherzo, dico sul serio, davve­ro siamo stati conte­nti di poterceli god­ere, con tutto il pa­cchetto, anche quello di giornate infini­te, fatte di capricc­i, stanchezza, fatic­a. Perché comunque alla fine bastavano i loro baci e abbracci, le storie inventate da lui e la lingua incomprensibile che parla lei, o anc­he solo il vederli ride­re l’uno con l’altro, così senza motivo, o accorgersi, guardando nello specchiet­to retrovisore, che si tengono sempre per mano.

Ci bastava, e ci bas­ta ogni giorno, aver­li.

Ma ora basta chiacchiere. Signore e signori, in alto i calici, scatenate le danze, concedetevi decine di minuti sotto la doccia, correte a prendere il caffè con le amiche, poltrite sul divano godendovi il silenzio di casa vostra: RICOMINCIA LA SCUOLA!

Grazie a Dio!!

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