Non siamo superoi, non possiamo proteggerli da tutto! 

Arriva il giorno in cui il grande, 4 anni e mezzo, va in gita con il campo estivo. 10 km fuori città per vedere una fattoria. Vanno col pullman. Ma lui col pullman non c’è mai stato. Senza di te poi. E se sta male? Se si sposta dal suo posto e proprio in quel momento l’autista frena? Ma gliela mettono la cintura? E l’autista chi è?  E quante maestre ci sono? E via di paranoie e di tentativi di auto convincimento che sta crescendo, che saranno sempre di più le cose che farà senza di te, o senza suo padre. Perché è inevitabile, prima o poi andrà in bici a scuola da solo, poi col motorino (NO IL MOTORINO MAI!) prenderà la patente (speriamo inventino il teletrasporto nel frattempo) poi andrà in vacanza in tenda con i suoi amici, andrà al mare e nuoterà senza che tu sia a riva a controllare, farà l’Erasmus, sceglierà un corso di laurea in ingegneria astrofisica dell’Università della California, oppure farà il vigile del fuoco, il commercialista, il barista, il maestro elementare. 

Alla fine poco importa perché tu avrai sempre un nodo in gola, il fiato corto e la sensazione che ti manchi un pezzo, un braccio o una gamba. Che sia a due isolati da te, o dall’altra parte dell’oceano, ti domanderai se è arrivato dove doveva arrivare, se ha mangiato, dormito, se ha avuto male da qualche parte, se è felice. 

Ti domanderai se quella “manina mamma” ha ancora i poteri che aveva quando era piccolo. Ti domanderai se nei suoi momenti di maggior paura e sconforto voglia ancora cercare il tuo sguardo. 

Come quella volta che, quando aveva 4 anni e mezzo, prima è stato male sul pullman, poi sempre peggio e lo hanno ricoverato e gli hanno messo la flebo. E mentre due infermiere lo tenevano fermo per infilare l’ago e fare il prelievo, lui ti fissava e con gli occhi pieni di paura ti diceva “no mamma, ti prego no”. Perché per lui tu avevi i superpoteri. E prima di quel giorno un eri convinta di averli anche tu. Perché dare la vita ti fa sentire come un supereroe, uno di quei trasformer che lui tanto ama. Dalla tua pancia esce un altro essere umano, e tu col tuo corpo lo nutri, vive e cresce grazie a te, dipende da te (e tu da lui). Se piange lo consoli, se non riesce a dormire lo addormenti, se arrivi tu è felice. Ma poi una domenica notte d’estate, davanti a un ago i tuoi poteri svaniscono. O forse capisci semplicemente che non sono mai esistiti. E anche se lui si aspetta che tu lo salvi dalla paura e dal male, ti appare chiaro, secco come uno schiaffo, che non potrai proteggerlo da tutto. 

Hai messo i paracolpi nel lettino, il cuscino antisoffoco,  il seggiolino nell’auto, il casco per la bici, i paraspigoli, hai evitato cadute, botte, tagli, ma non hai i superpoteri. La tua mano sulla sua pancia, anche se lui non vuole che la togli neanche un secondo, il male non glielo fa passare. Lui crescerà, e soffrirà perché la vita è così. Ti devi rassegnare. Non lo potrai proteggere da tutto. E soprattutto, egoista, non potrai proteggere te stessa dalla consapevolezza di non poterlo proteggere da tutto. Perché la tua impotenza ti arriverà addosso come una doccia gelata ogni volta che gli succederà qualcosa di brutto per cui, da piccolo, avrebbe chiesto la tua mano o avrebbe cercato il tuo sguardo e gli sarebbe bastato un “la mamma è qui” per stare meglio.

 Ma forse chissà, la tua mano la cercherà anche da grande. Sarà una cosa vostra, che non c’è bisogno di dire niente e solo voi lo capirete. Magari cercherà lo stesso il tuo sguardo e anche se non dirai più “la mamma è qui” per lui sarà lo stesso un conforto incrociare i tuoi occhi. Magari. Perché chi dei due avrà un maledetto bisogno di sentirsi protetto e rassicurato non sarà sicuramente lui, ma tu! 

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