Noi mamme, i bambini e la dannata fretta 

“Mamma anche oggi dobbiamo correre, vero?” Ormai lui lo sa. Siamo sempre in ritardo. A volte anche in ritardo-ritardo-ritardissimo. Non esagero se dico che questo, per quanto mi riguarda, è uno degli stress più grandi da quando sono mamma. 

Una volta arrivavo ovunque in anticipo, mi piaceva avere il tempo di una sigaretta o quattro chiacchiere prima di iniziare il lavoro. Oggi calcolo i minuti per ogni spostamento, incastro tutto al secondo, e quando mi accorgo che nonostante ciò non ce la farò ad arrivare in tempo, mi consolo pensando al fatto che ho comunque diritto al quarto d’ora accademico! 

Ho sempre fretta, e lui è sempre lento. Lentissimo. “Dai amore muoviti”. Credo sia la frase che ripeto più volte nel corso giornata. Vestirsi, lavarsi, mangiare, cercare il gioco da portare a scuola (che è sempre nascosto negli angoli più assurdi della casa), tutto è troppo lento. Troppo lento per me però. 

Quasi ogni giorno dopo averlo lasciato a scuola  (sarebbe meglio dire “lanciato” a scuola) nel tragitto verso il lavoro mi sento in colpa. Il problema della fretta è un problema mio. Non è lui ad essere in ritardo per la scuola o il lavoro. Sono io. Lui è semplicemente un bambino di 4 anni e mezzo che si sveglia con la voglia di giocare, pieno di energia come è giusto che sia. Che gli importa del fatto che mi sveglio e sono già indietro sulla tabella di marcia, prepararsi tutti, portare al nido sua sorella, lui a scuola, arrivare al lavoro in orario. Che gli importa della casa nel caos, i vestiti da stirare, la lavatrice da stendere e  il caffè che non ho fatto in tempo a bere. Nulla. E ha ragione. 

Sono io che dovrei rallentare. Quando mi chiama 10 volte dalla sua stanza per mostrarmi un disegno o una costruzione fatta coi Lego gli dico di aspettare, devo sempre fare qualcosa di più urgente. Il tempo che comanda è il mio. E lo so che mi perdo cose che un domani rimpiangerò, quel disegno, quella costruzione fatta per la prima volta, i suoi piccoli successi e progressi, le sue sconfitte e perfino i suoi capricci. Eppure non riesco a fermarmi. “Dai amore muoviti”. Perfino al parco ho fretta. Ho in mente le cose che devo fare una volta a casa, e che molto probabilmente non riuscirò a fare. Qualche giorno fa, lui che non è mai fermo, al parco ha voluto che ci sedessimo su una panchina a leggere il libro che aveva preso in biblioteca a scuola. “Ma dai amore, giochiamo” gli ho risposto. Come se fosse tutto programmato e scontato. Scuola, parco, giocare, casa, doccia, cena, giocare, cartoni, nanna. “Ma io sono stanco, voglio stare qui seduto con te, mamma” mi ha risposto. Ho respirato profondamente e mi sono fermata. Con lui. Per lui. 

Lei ancora la mia fretta la subisce senza rendersene conto più di tanto. Forse perché con lei qualche “sosta” in più me la sto concedendo ( e imponendo) o forse perché, avendo solo un anno, ha esigenze a cui mi devo per forza adeguare. 

Io non lo so come fanno le altre mamme, so solo che arrivo sempre corta. Non so quanto possa influire il fatto che gli aiuti esterni sono pochi e rari, ma a me le giornate non bastano davvero mai. Forse mi perdo, forse sono disorganizzata. A volte mi rendo conto che potrei fare a meno di giocare, di spiegare, di raccontare… ma già così mi sento tremendamente in colpa per non rispettare i suoi tempi, e il suo tempo. Togliere ancora non è possibile. Preferisco allora lasciare indietro tutto il resto, le faccende, i panni da stirare, la parrucchiera, il pranzo con un’amica, oppure con mio marito (che, qualora ce lo fossimo scordati, siamo pure una coppia oltre che genitori). E le cose da fare si accumulano, le scadenze scadono, noi diventiamo nervosi e quel “Dai amore muoviti” spesso diventa un secco “muoviti”, che lui non ascolta, che tu ripeti arrabbiata, e lo vedi che non capisce il perché di questa fretta, di questa rabbia, ma non ti importa, e lo sguardo si fa ancora più severo. 

Ma lui mi perdona sempre. Lo sento nell’unico momento della giornata in cui davvero mi fermo, la sera quando lo metto a letto. Un ultimo “Dai amore muoviti che è tardi”, denti, bagno, pigiama. Mi sdraio accanto a lui. “Mamma, le calze, sei una dimenticona”. È la frase che ogni sera sancisce l’inizio del nostro rituale. Gli tolgo le calze, poi gli dò un sorso d’acqua. Adesso siamo solo io e lui. E non abbiamo fretta. Ci facciamo coccole e carezze, baci. Mi dice che mi ama, gli dico che lo amo, gli chiedo scusa per le sgridate  (tante ) della giornata, mi chiede scusa per i guai e i capricci  (troppi) della giornata. A volte parliamo, mi chiede di spiegargli delle cose, oppure stiamo in silenzio, abbracciati. Come uno smartphone che arriva a sera con la batteria a zero, attaccata a lui mi ricarico. Mi serve la sua energia, che domani si riparte da capo. 

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2 pensieri riguardo “Noi mamme, i bambini e la dannata fretta 

  1. hai ragione, spesso per le mille cose da fare trascuriamo quei momenti con i figli che sicuramente rimpiangeremo. dicono “tuo figlio non si ricorderà se la casa era pulita o ordinata, se i vestiti erano sempre perfettamente stirati o se la cena era sempre preparata in casa. si ricorderà del tempo che passavi con lui”, spesso me lo ripeto.

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