Un altro figlio non ci sarà! Sono convinta, però…

È finita. Dal tunnel delle pappine ancora non sono uscita ma ho già definitivamente archiviato le farine, riso/mais/tapioca/semolino ADDIO! Via anche lo sterilizzatore, il cuocipappa, e basta omogeneizzati. Mai più orridi pantaloni premaman, reggiseni per l’allattamento, venduto perfino l’angelsound. Le notti in bianco lentamente stanno diventando un ricordo. Lei sta crescendo, tra un mese compirà un anno. Gattona, sta in piedi da sola e se le tendi le mani azzarda qualche passo e ride, poi, felice, strilla e mi chiama. 

È uno spettacolo meraviglioso, uno spettacolo irripetibile. Non solo perché lei è unica, e uniche sono le sue prime volte, ma anche perché un altro figlio non ci sarà. Ho realizzato di colpo, come una doccia gelata, che le sue prime volte, sarebbero state le mie ultime volte, quando ho smesso di allattarla. Quando con la manina continuava a tirare la mia maglietta, come per ricordarmi che lei non era pronta, e non ero pronta nemmeno io.

È stata una scelta obbligata dovuta ad una cura resasi necessaria per un problema al ginocchio. Era succeso qualcosa di simile anche con Francesco ma con lui era stato indolore. Sia perché lui non aveva problemi a prendere il biberon, mentre lei era una tettomane integralista, ma anche perché in cuor mio sapevo che quell’emozione l’avrei rivissuta. Con lui ho assaporato ogni fase della sua crescita, salutando le bellissime emozioni che man mano si avvicendavano con un “arrivederci”. Con lei è un Addio e questa cosa, non posso nasconderlo, mi rattrista molto.

 Sono convinta della scelta di non avere altri figli, ma è una scelta più di necessità che di “non desiderio”. Pensare ad un terzo bambino sarebbe follia pure. Già lo è stato, per le difficoltà e i problemi che rendono le mie gravidanze decisamente lontane dal concetto di “dolce attesa”, pensare di avere lei. Tentare ancora sarebbe davvero un po’ come sfidare la sorte. Senza pensare alle questioni pratiche (per me volendo anche superabili) come i soldi, il lavoro, la casa troppo piccola, i pochi aiuti e il delirio già con due. 

Eppure….

È come se, mi perdonino le femministe, il mio orologio biologico non fosse ancora pronto per essere spento. 35 anni per archiviare definitivamente il desiderio di maternità mi sembrano troppo pochi. Anche se ho già due figli, quei due figli che ho sempre desiderato, senza mai neanche lontanamente farmi sfiorare dal pensiero di un terzo. 

E così adesso mi ritrovo con un gran nodo in gola al pensiero che non avrò più le mani che mi tremano su un test, il cuore a mille mentre spetto il mio turno per la prima ecografia, non sentirò mai più quei calcetti nella pancia che ti fanno rimanere senza respiro, per non disturbare, per goderti il momento. E quel profumo, quello dei neonati, che ti innebria e dà dipendenza più di qualunque stupefacente. Quelle giornate sospese, in cui non fai nulla a parte cambiarli, allattarli e tenerteli appoggiati sul petto, sopraffatta dall’amore che si può provare per quei 3 kg di esserino che guardi inebetita e non smetti di ripeterti “ma è davvero mio? L’ho proprio fatto io?” E mille, più mille, altre emozioni che mi dispiace salutare per sempre. 

Come questo istante in cui scrivo, distesa sul divano, con lei spalmata addosso in modalità cozza. Ogni tanto alza la testa e mi guarda come a dire “mamma, metti giù quel tablet e guardami, sono uno spettacolo unico….e irripetibile!”

scusate….

Obbedisco! 

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