Paura e delirio al Baby Park, cronaca di un “tranquillo” compleanno d’inverno!

L’abbiamo fatto perché il compleanno era uno di quelli importanti, però giuro, mai più! Chi non ha mai trascorso almeno mezz’ora in un baby park, non può capire!
Il baby park è quel posto con i gonfiabili, i percorsi “adventure”, i tappeti elastici, la mitica vasca con le palline e innumerevoli mezzi di locomozione a 2 o 3 ruote per under 5 anni. Uno di quei posti, al chiuso, dove si va soprattutto d’inverno, quando il tempo fa schifo e viene buio praticamente dopo mezzogiorno. “Così si sfoga un po’”.

Quei posti che, quando entri, tuo figlio quattrenne sospira davanti a cotando ben di Dio ed esclama rapito “Wow”, mentre tu l’unica cosa che vorresti fare è  scappare, tornare a casa, metterti sul divano col plaid, e riguardarti con lui per la 453esima volta Toy Story!
E invece entri, e senza protestare metti i calzari di plastica, quelli da sala operatoria. Una ce li aveva sopra gli stivali tacco 12+zeppa, spettacolo! Così impari a fare la figa al baby park, tiè!!!!  A lui metti le calze antiscivolo. Passerai l’intero pomeriggio a rincorrerlo e sistermargliele per evitare che ci inciampi.
Fantastico, ci siamo! Che la festa abbia inizio! In un secondo è già arrampicato a quattro metri di altezza, ma sono tranquilla, tranquillissima, è tutto super sicuro.

Così mi siedo nell’angolo riservato al compleanno di cui siamo ospiti. Siamo dentro solo da mezz’ora e anche le facce dei miei amici, i genitori della bimba festeggiata, iniziano ad assumere l’espressione da “MAI PIÙ”. Ripetiamo insieme come un mantra:
“Dai guarda come si divertono!”
“Per loro questo è un paradiso”
“Vedrai stanotte come dormono”
I minuti passano e la scatola del delirio si riempie. Perdo continuamente di vista il teppista, avrei dovuto mettergli qualcosa di verde fosforescente. Quanto lo vedo salta e si ribalta, vedo grovigli di quattrenni, teste che finiscono a mezzo centimetro l’una dall’altra rimbalzando sui gonfiabili, gambe e braccia che si storcono e mentre le vedo aspetto l’urlo di dolore. Ma niente. Non piangono. Non si incazzano. Sudano come in una sauna finlandese, hanno guance rosse come peperoni. Sono carichi come le mine. Non vogliono niente. Neppure le patatine. Il mio ogni tanto lo prendo, gli faccio il pieno di acqua o succo di frutta, poi lo libero di nuovo. Ad un certo punto scopre un trattore a pedali, ci girerà per un’ora, difendendolo con unghie e con i denti dagli altri pretendenti, scheggiando tra i tavoli, facendo il pelo agli spigoli e rischiando di travolgere una ventina di bambini.

Nel frattempo arriva il cibo e l’aperitivo per gli adulti. Sorseggio il mio primo spritz post gravidanza+allattamento=17 mesi di astinenza. Ma non me lo godo nemmeno. Alzano la musica, le urla dei bambini rimbombano da far scoppiare la testa.

Evviva, adesso arriva la torta. “Tanti auguri a te, tanti auguri a te”. Mentre si fanno le foto di rito la festeggiata inizia a piangere disperata. Qualcuno ha messo un dito nella sua torta di Frozen. Indovina chi è stato? Lui, il mio, ovviamente. Lo sgrido, piange, è stanco. Lo rimpinzo di torta così la pianta.

Gli invitati iniziano a salutare, sono le 19.15. Oddio non ci credo, è finita! Siamo liberi!

Recupero il mio teppista che ormai barcolla, lo vesto e lo metto in macchina. Non faccio in tempo ad accendere il motore che dorme.

Per la cronaca è andato avanti senza mai svegliarsi fino alle 8 del giorno dopo.

Beh, però, mica male ‘sto Baby Park!!!!!

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