“Ti tengo stretta mamma, non avere paura. Siamo fortunate!”

Sono fortunata. Tanto. Me lo sta dicendo in queste giornate, non proprio leggere, il sorriso a due denti e mezzo di mia figlia. Mi guarda con quegli occhioni e le ciglia da Betty Boop (Dio come gliele invidio!) e mi dice di non sentirmi in colpa se ora sono constretta a fermarmi. Mi ripete, mentre agita quelle manine coi buchi, che dovrei cercare di non prendermela per le sciocchezze di tutti i giorni, che dovrei arrabbiarmi  meno col teppista e con suo papà, che va bene correre per cercare di fare tutto, ma se anche non ci si riesce fa lo stesso, che se ci mettiamo a giocare sul divano insieme non ho tolto tempo al resto, ne ho dato a loro… e a me.

Mi guarda, allunga le braccia per farsi prendere e mi dice di non avere paura. Perché lei lo sa che io paura non riesco a non averla. È normale che ogni madre, chi più chi meno, abbia paura che possa succedere qualcosa ai propri figli. Io faccio parte della categoria di chi più! Piuissimo se esiste!

Non lo se sia perché sono figlia di una mamma, non direi apprensiva, ma terrorizzata, da tutto. Ed è un miracolo se lascio che mio figlio entri in acqua al mare, si tuffi in piscina, scheggi in bicicletta, si arrampichi sui giochi al parco ecc ecc. Adesso dovrò stringere i denti e ricominciare da capo con lei.

Passerò da: ” Wow, sta in piedi” a “oddio adesso cade, si storce la gamba, il braccio,  sbatte la testa, la rapiscono gli ufo”. Non vi dico i film splatter/horror che mi facevo quando il teppista ha iniziato a gattonare  e camminare. Guardavo gli spigoli e mi veniva la pelle d’oca, vedevo scorrere fiumi di sangue, mi immaginavo corse disperate in ospedale a sirene spiegate. Ebbene, non ne ha mai beccato uno e non ho mai usato i paraspigoli… una grande soddisfazione per una come me!

In questi giorni però forse ho capito un altro aspetto delle mie paure. Ovviamente temo che possa accadere loro qualcosa, che si facciano male o si ammalino, ma ho anche paura di non sopportare la loro richiesta d’aiuto mentre soffrono davvero. Ho paura di sentirmi impotente e di non essere in grado di sostenere uno sguardo che ti dice “mamma, ho tanto male, fa’ che passi”.

Alla fine mentre proteggo loro, proteggo me stessa. Li guardo e chiedo loro di stare bene, di stare attenti, di non farsi male, di essere dei bravi bimbi oggi, e delle belle persone un domani. Di farlo per me.

Sono io che ho paura del buio, dell’acqua, delle altezze, degli spigoli, delle altalene, delle macchine, dei chicchi d’uva e dei pomodori ciliegini, dei detersivi, delle finestre, delle delusioni, dei dispiaceri,  per non parlare delle malattie. Tutte. Anche quelle rarissime, e quelle ancora sconosciute.

Ma so anche che sono fortunata, infinitamente fortunata. Perché poteva andare in tutt’altro modo, con il teppista e con lei. Invece sono qui. Sono miei, sono una meraviglia e stanno bene. Nient’altro conta.

Ogni tanto dovremmo farci un giro dove ci sono bimbi che stanno davvero male. Una doccia gelata, una scarica elettrica come quelle dei defibrillatori, per aprirci gli occhi su quanto siamo privilegiate noi mamme “normali”, su quanto il tempo con i nostri bambini sia prezioso e da non dare per scontato.

La guardo mentre dorme, mamma mia quanto sono belli i bimbi quando dormono. Come suo fratello cerca sempre la mia mano. “Ti tengo stretta mamma, non avere paura. Siamo fortunate!”

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